logo del sito

W3C

Al giorno d'oggi è importante che un sito Web, sia compatibile con gli standard del Consorzio Internazionale W3C.

HTML

Tutte le pagine dei siti web sono scritte in HTML, linguaggio che viene letto ed elaborato dal browser, il quale genera la pagina che viene visualizzata sullo schermo del nostro computer.

CSS

Con il termine CSS (dall'inglese Cascading Style Sheets) vengono semplicemente definiti appunto i "fogli di stile a cascata", usati per separare all'interno delle pagine di un sito, i contenuti dalla formattazione, permettendo una programmazione più facile per gli autori delle pagine HTML.

Perchè usare L'XHTML?

Al giorno d'oggi, la stragrande maggioranza dei siti Web sono creati con pagine scritte in HTML, ma una buona parte di queste non è valida perchè non seguono le raccomandazioni del W3C, in quanto molti creatori di siti Web usano impropriamente l'Html "sfruttandolo" se così si può dire per svolgere mansioni per cui non è stato creato e l'es. delle tabelle è eclatante nel senso che esse erano nate esclusivamente per inserire dei dati tabellari mentre sono state usate in molti casi per costruire il layout della pagina. Fino a quando nel 1996, il W3C non rilascia l'ultima versione di CSS1 nella quale si specifica un linguaggio che parla chiaro e afferma: "volete creare pagine Web? Benissimo: usate l'Html per la struttura e i CSS per il layout e non le tabelle, cosi facendo avrete il codice più pulito, più gestibile e sopratutto compatibile con le varie piattaforme".

Questo cosa vuol dire? Che se un documento è pulito ha la possibilità di essere visualizzato senza problemi per es. su computer, su palmari su cellulari. Si parla in questo caso di portabilità, a cui si aggrappano grossi marchi come Nokia, Motorola, Siemens, che appoggiano pienamente il linguaggio Xhtml e non a caso tutta l'evoluzione futura dei servizi mobili sarà fondata sull'unione proprio tra Xhtml e Css.

Un'altra considerazione molto importante da fare e che tutti i documenti scritti in Xhtml se sono validati correttamente sono più accessibili. Il concetto di accessibilità dei siti web non è facile da definire. Dal 2004 esiste in Italia una legge, Legge del 9 gennaio 2004 n. 4, (la cosidetta Legge Stanca) che regolamenta la materia, ma conviene partire dalla definizione di accessibilità contenuta nell'art. 2 di questa legge che afferma:

"Accessibilità: è la capacità dei sistemi informatici, nelle forme e nei limiti consentiti dalle conoscenze tecnologiche, di erogare servizi e fornire informazioni fruibili, senza discriminazioni, anche da parte di coloro che a causa di disabilità necessitano di tecnologie assistive o configurazioni particolari"

Le regole tecniche dettate per garantire l'accessibilità dei siti web si rivolgono anzitutto ai disabili ed in particolare:

1- Ai non vedenti, che non possono vedere lo schermo e si servono di programmi per la lettura dello schermo o browser vocali, che interpretano il codice HTML e danno un riscontro vocale di ciò che appare sullo schermo, con indicazioni aggiuntive utili per cogliere la presenza di particolari oggetti, quali liste, tabelle, moduli, frames.

2- Agli ipovedenti, persone che presentano limitazioni più o meno gravi alla funzionalità visiva, i quali hanno difficoltà nel leggere caratteri molto piccoli, oppure utilizzano opzioni di personalizzazione dello schermo, che possono stravolgere il normale layout delle pagine, senza contare i problemi legati ai contrasti di colore.

3- Agli ipoacusici, che non possono sentire le parti audio del sito.

4- Ai dislessici e ad altri disabili cognitivi, i quali possono trovare difficoltà nel leggere ed interpretare correttamente il testo delle pagine web.

5- Ai disabili motori con problemi agli arti superiori, per i quali si deve garantire che l'interazione con il sito web sia possibile anche mediante dispositivi di input diversi da tastiera e mouse.

Gli accorgimenti che si devono adottare per rendere un sito accessibile risultano utili però anche agli utenti normodotati, basti pensare alla chiarezza dei testi, al mancato uso di colori sfumati o effetti grafici eccessivamente disturbanti ecc. Un esempio assai interessante di questo "effetto collaterale" dell'accessibilità è dato dalle versioni dei siti web per computer palmari e cellulari. A quanti è capitato di usarli non solo con questi dispositivi, ma anche con il nostro pc abituale, perché si caricano più velocemente e consentono di giungere più rapidamente alle informazioni di nostro interesse. Vediamo ora nello specifico le regole tecniche che consentono di garantire l'accessibilità. Già nel 1995 all'interno del W3C fu creata la WAI, con il compito di definire delle regole che garantissero l'accessibilità non solo ai contenuti web, ma anche agli user agents ed agli strumenti per la creazione di pagine web. Sono stati prodotti diversi documenti contenenti raccomandazioni, che nel corso degli anni si sono imposte come standard al pari di HTML, XHTML ed altri standard prodotti dal W3C.

Sia la cosiddetta "Legge Stanca", dal nome del ministro per l'innovazione Lucio Stanca e sia le linee guida del W3C, individuano diversi livelli di accessibilità: il primo, basato sull'applicazione di tipo oggettivo, è obbligatorio per le Pubbliche Amministrazioni e per i siti di pubblica utilità o di aziende che ricevono finanziamenti pubblici; il secondo, basato su una valutazione di tipo soggettivo, è facoltativo. La legislazione italiana è all'avanguardia per quanto riguarda i temi dell'accessibilità, e non è un caso che i disabili hanno diritto di ottenere dal Servizio Sanitario Nazionale la fornitura totale o parziale di quasi tutte le tecnologie assistive oggi esistenti in commercio.

Questa legge obbliga le Pubbliche Amministrazioni, le aziende che forniscono servizi pubblici e le aziende di trasporto e di telecomunicazione a prevalente partecipazione di capitale pubblico, a realizzare siti accessibili, cioè siti che rispettano i 22 requisiti tecnici contenuti nel D.M. 8 luglio 2005 n. 183 e le aziende private escluse da tale obbligo sono incentivate al rispetto dei requisiti tecnici mediante la possibilità di esporre un bollino, che attesta il diverso grado di accessibilità del sito web La legge prevede delle sanzioni per chi non realizza o adegua i siti web alle nuove regole e c'è anche una responsabilità disciplinare del dirigente incaricato dell'attuazione della legge, che tutte le Pubbliche Amministrazioni devono nominare. Non è, invece, previsto un diretto risarcimento per il singolo disabile che non può accedere ad un determinato sito. Tuttavia la Legge 1 marzo 2006 n. 67 (Misure per la tutela giudiziaria delle persone con disabilità vittime di discriminazioni) apre nuove possibilità in questo senso. La Legge prevede due tipi di valutazione dell'accessibilità dei siti web.

A- Valutazione oggettiva: navigando nelle pagine web e controllando il codice HTML delle pagine si verifica il rispetto dei 22 requisiti tecnici contenuti nell'allegato A del D.M. 8 luglio 2006 n. 183; in particolare si devono utilizzare diversi browser, con e senza supporto di javascript, applet ed altre tecnologie non standard, con diverse risoluzioni dello schermo e provando ad utilizzare gli strumenti offerti dai browser per migliorare la leggibilità delle pagine da parte degli utenti ipovedenti.

B- Valutazione soggettiva: condotta da un pool di esperti, comprendenti anche persone con diverse disabilità, consente di verificare la facilità d'uso e la piena corrispondenza delle soluzioni alternative predisposte in presenza di singoli contenuti o pagine non accessibili nella loro versione standard.

^ Inizio pagina

Ricerca personalizzata


Lezione successiva successiva

1

2

3

4

5

6

7

8

9

10

11

12

13

14

15

Indice